Vitalogia: La Filosofia Africana della Vita ; Un'intervista con il Professor Martin Nkafu Nkemnkia
- nkemnkia webteam
- 19 giu 2025
- Tempo di lettura: 8 min
Aggiornamento: 25 nov 2025
Agli Stati Generali della Sostenibilità, abbiamo avuto il privilegio di dialogare con il professor Martin Nkafu Nkemnkia, presidente della Fondazione Nkemnkia e professore emerito di filosofia all'Università Lateranense. Il professore è l'ideatore di un concetto rivoluzionario: la Vitalogia, un termine che ha coniato per descrivere il modo africano di conoscere e comprendere la realtà.
Oltre l'Ontologia: La Nascita della Vitalogia
"Esistono molti modi di conoscere secondo le tradizioni e le culture nel mondo", esordisce il professor Nkemnkia. "L'Occidente ha l'ontologia, la filosofia dell'essere. Noi africani abbiamo dovuto imparare questa mentalità, entrare nelle vostre categorie per conoscervi. Ma questo non significa che non sapessimo niente prima di conoscervi."
È da questa riflessione che nasce la Vitalogia. Quando gli è stato chiesto quale fosse la visione africana del mondo, il professore si è interrogato: come hanno trasmesso la conoscenza i nostri antenati, se non attraverso categorie ontologiche? Come possiamo conoscere qualcosa che non deriva dalla filosofia occidentale?
"Se volevo lasciare una pagina nel mondo accademico che mi ha formato, dovevo lasciare una visione africana della realtà", spiega. "E così è nata la Vitalogia: la logica della vita. Per l'africano esiste la vita, ed è questo che viene trasmesso di generazione in generazione, da secoli."
Vivere, Non Essere
La differenza fondamentale tra ontologia e Vitalogia si riflette anche nel linguaggio. Mentre in Occidente utilizziamo frequentemente il verbo "essere", nel pensiero africano questo diventa "vivere".
"Nella mia lingua, in Bangangté, noi diciamo 'noi siamo qui'", racconta il professore. "Non posso dire 'io sono qui', perché non c'è mai stata una volta nella vita in cui qualcuno è stato da solo. Noi ci siamo sempre stati insieme."
Questa distinzione non è meramente linguistica, ma rivela una profonda differenza filosofica. Il soggetto sociale africano è impersonale: è il "noi", non l'"io".
Da Cartesio alla Comunità
Il professor Nkemnkia, che ha svolto la sua tesi di licenza in filosofia proprio su Cartesio, propone una riformulazione radicale del celebre "Cogito ergo sum":
"Come faccio a pensare se non ci siamo? Non posso esistere, non sono mai esistito da solo. Quindi: pensiamo quindi viviamo. Non 'ergo sum', ma 'vivimus ergo sumus' – viviamo quindi siamo. Anzi, io vivo perché siamo."
Questo capovolgimento ha implicazioni profonde. Non è l'individuo a generare se stesso: nasce in una comunità, e la comunità è il vero soggetto sociale. Nel diritto africano, ad esempio, non è la persona individuale il soggetto di diritto, ma il popolo, la comunità. L'individuo può scomparire, ma il popolo e la comunità permangono.
Dio è Vita, Non Essere
Alla base della Vitalogia c'è una concezione particolare del divino. Mentre San Tommaso, Sant'Agostino e i grandi filosofi occidentali hanno definito Dio come "sommo essere", la visione africana afferma qualcosa di diverso:
"Dio è vita", dichiara con forza il professor Nkemnkia. "È questo che comunica a tutto ciò che c'è. Chi vive, vive perché Dio c'è, perché Dio è vita. E ogni cosa che origina ha origine da questa vita."
L'Eternità della Vita
Da questa premessa discende una conseguenza straordinaria: l'eternità di ogni essere vivente.
"Lei non morirà mai", afferma il professore con convinzione. "Una volta che si è entrati nella vita perché Dio lo ha voluto, è impossibile sparire nel nulla. Se Dio avesse creato qualcosa che poi sparisce nel nulla, che sfugge dal suo controllo, non sarebbe Dio. Dio è eterno, e tutto ciò che fa non può che essere eterno."
Un Ponte tra Culture
La Vitalogia non rappresenta solo un contributo alla filosofia mondiale, ma anche un ponte tra culture e modi di pensare. In un'epoca in cui la sostenibilità richiede una visione più comunitaria e interconnessa della realtà, la filosofia africana della vita offre strumenti concettuali preziosi.
Come ci ricorda il professor Nkemnkia, non esiste un unico modo di conoscere il mondo. Accogliere diverse prospettive filosofiche significa arricchire la nostra comprensione della realtà e della condizione umana.
La Vitalogia ci invita a ripensare le nostre categorie fondamentali: dall'essere al vivere, dall'io al noi, dall'individuo alla comunità. Un cambio di paradigma che potrebbe rivelarsi essenziale per affrontare le sfide del nostro tempo.
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Vitalogy: The African Philosophy of Life
An Interview with Professor Martin Nkafu Nkemnkia
At the General States of Sustainability, we had the privilege of speaking with Professor Martin Nkafu Nkemnkia, president of the Nkemnkia Foundation and professor emeritus of philosophy at the Lateran University. The professor is the creator of a revolutionary concept: Vitalogy, a term he coined to describe the African way of knowing and understanding reality.
Beyond Ontology: The Birth of Vitalogy
"There are many ways of knowing according to traditions and cultures in the world," Professor Nkemnkia begins. "The West has ontology, the philosophy of being. We Africans had to learn this mentality, enter your categories to know you. But this doesn't mean we knew nothing before knowing you."
It is from this reflection that Vitalogy is born. When asked what the African vision of the world was, the professor questioned himself: how did our ancestors transmit knowledge, if not through ontological categories? How can we know something that doesn't derive from Western philosophy?
"If I wanted to leave a page in the academic world that trained me, I had to leave an African vision of reality," he explains. "And so Vitalogy was born: the logic of life. For Africans, life exists, and this is what is transmitted from generation to generation, for centuries."
To Live, Not To Be
The fundamental difference between ontology and Vitalogy is also reflected in language. While in the West we frequently use the verb "to be," in African thought this becomes "to live."
"In my language, in Bangangté, we say 'we are here'," the professor recounts. "I cannot say 'I am here,' because there has never been a time in life when someone was alone. We have always been together."
This distinction is not merely linguistic but reveals a profound philosophical difference. The African social subject is impersonal: it is "we," not "I."
From Descartes to Community
Professor Nkemnkia, who completed his licentiate thesis in philosophy on Cartesio, proposes a radical reformulation of the famous "Cogito ergo sum":
"How can I think if we are not? I cannot exist, I have never existed alone. Therefore: we think therefore we live. Not 'ergo sum,' but 'vivimus ergo sumus' – we live therefore we are. Actually, I live because we are."
This reversal has profound implications. It is not the individual who generates himself: he is born into a community, and the community is the true social subject. In African law, for example, it is not the individual person who is the subject of rights, but the people, the community. The individual may disappear, but the people and community remain.
God is Life, Not Being
At the foundation of Vitalogy lies a particular conception of the divine. While San Tommaso, Sant'Agostino, and the great Western philosophers defined God as "supreme being," the African vision affirms something different:
"God is life," Professor Nkemnkia states forcefully. "This is what He communicates to everything that exists. Those who live, live because God exists, because God is life. And everything that originates has its origin in this life."
The Eternity of Life
From this premise follows an extraordinary consequence: the eternity of every living being.
"You will never die," the professor asserts with conviction. "Once you have entered into life because God willed it, it is impossible to disappear into nothingness. If God had created something that then disappears into nothingness, that escapes His control, He would not be God. God is eternal, and everything He does cannot but be eternal."
A Bridge Between Cultures
Vitalogy represents not only a contribution to world philosophy but also a bridge between cultures and ways of thinking. In an era when sustainability requires a more communal and interconnected vision of reality, African philosophy of life offers precious conceptual tools.
As Professor Nkemnkia reminds us, there is not a single way of knowing the world. Welcoming different philosophical perspectives means enriching our understanding of reality and the human condition.
Vitalogy invites us to rethink our fundamental categories: from being to living, from I to we, from individual to community. A paradigm shift that could prove essential for facing the challenges of our time.
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Vitalogie : La Philosophie Africaine de la Vie
Un Entretien avec le Professeur Martin Nkafu Nkemnkia
Aux États Généraux de la Durabilité, nous avons eu le privilège de dialoguer avec le professeur Martin Nkafu Nkemnkia, président de la Fondation Nkemnkia et professeur émérite de philosophie à l'Université du Latran. Le professeur est le créateur d'un concept révolutionnaire : la Vitalogie, un terme qu'il a forgé pour décrire la manière africaine de connaître et de comprendre la réalité.
Au-delà de l'Ontologie : La Naissance de la Vitalogie
« Il existe de nombreuses façons de connaître selon les traditions et les cultures dans le monde », commence le professeur Nkemnkia. « L'Occident a l'ontologie, la philosophie de l'être. Nous, Africains, avons dû apprendre cette mentalité, entrer dans vos catégories pour vous connaître. Mais cela ne signifie pas que nous ne savions rien avant de vous connaître. »
C'est de cette réflexion que naît la Vitalogie. Lorsqu'on lui a demandé quelle était la vision africaine du monde, le professeur s'est interrogé : comment nos ancêtres ont-ils transmis la connaissance, si ce n'est par des catégories ontologiques ? Comment pouvons-nous connaître quelque chose qui ne dérive pas de la philosophie occidentale ?
« Si je voulais laisser une page dans le monde académique qui m'a formé, je devais laisser une vision africaine de la réalité », explique-t-il. « Et c'est ainsi qu'est née la Vitalogie : la logique de la vie. Pour l'Africain, la vie existe, et c'est cela qui se transmet de génération en génération, depuis des siècles. »
Vivre, Non Pas Être
La différence fondamentale entre l'ontologie et la Vitalogie se reflète également dans le langage. Alors qu'en Occident nous utilisons fréquemment le verbe « être », dans la pensée africaine celui-ci devient « vivre ».
« Dans ma langue, en Bangangté, nous disons 'nous sommes ici' », raconte le professeur. « Je ne peux pas dire 'je suis ici', parce qu'il n'y a jamais eu un moment dans la vie où quelqu'un a été seul. Nous avons toujours été ensemble. »
Cette distinction n'est pas simplement linguistique, mais révèle une différence philosophique profonde. Le sujet social africain est impersonnel : c'est le « nous », pas le « je ».
De Descartes à la Communauté
Le professeur Nkemnkia, qui a réalisé sa thèse de licence en philosophie précisément sur Cartesio , propose une reformulation radicale du célèbre « Cogito ergo sum » :
« Comment puis-je penser si nous ne sommes pas ? Je ne peux pas exister, je n'ai jamais existé seul. Donc : nous pensons donc nous vivons. Non pas 'ergo sum', mais 'vivimus ergo sumus' – nous vivons donc nous sommes. En fait, je vis parce que nous sommes. »
Ce renversement a des implications profondes. Ce n'est pas l'individu qui se génère lui-même : il naît dans une communauté, et la communauté est le véritable sujet social. Dans le droit africain, par exemple, ce n'est pas la personne individuelle qui est sujet de droit, mais le peuple, la communauté. L'individu peut disparaître, mais le peuple et la communauté demeurent.
Dieu est Vie, Non Pas Être
À la base de la Vitalogie se trouve une conception particulière du divin. Alors que San Tommaso, Sant'Agostino et les grands philosophes occidentaux ont défini Dieu comme « être suprême », la vision africaine affirme quelque chose de différent :
« Dieu est vie », déclare avec force le professeur Nkemnkia. « C'est cela qu'Il communique à tout ce qui existe. Celui qui vit, vit parce que Dieu existe, parce que Dieu est vie. Et tout ce qui naît a son origine dans cette vie. »
L'Éternité de la Vie
De cette prémisse découle une conséquence extraordinaire : l'éternité de tout être vivant.
« Vous ne mourrez jamais », affirme le professeur avec conviction. « Une fois que l'on est entré dans la vie parce que Dieu l'a voulu, il est impossible de disparaître dans le néant. Si Dieu avait créé quelque chose qui ensuite disparaît dans le néant, qui échappe à Son contrôle, Il ne serait pas Dieu. Dieu est éternel, et tout ce qu'Il fait ne peut qu'être éternel. »
Un Pont entre les Cultures
La Vitalogie représente non seulement une contribution à la philosophie mondiale, mais aussi un pont entre les cultures et les modes de pensée. À une époque où la durabilité exige une vision plus communautaire et interconnectée de la réalité, la philosophie africaine de la vie offre des outils conceptuels précieux.
Comme nous le rappelle le professeur Nkemnkia, il n'existe pas une seule façon de connaître le monde. Accueillir différentes perspectives philosophiques signifie enrichir notre compréhension de la réalité et de la condition humaine.
La Vitalogie nous invite à repenser nos catégories fondamentales : de l'être au vivre, du je au nous, de l'individu à la communauté. Un changement de paradigme qui pourrait s'avérer essentiel pour affronter les défis de notre temps.



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